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Trichiana

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


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Notarelle di storia di Trichiana

Notizie storiche su Trichiana
a cura di Monica Frapporti

Il territorio del comune di Trichiana si colloca, nella vallata bellunese, sulla sponda sinistra del fiume Piave, sulla via che da Belluno porta a Feltre. Dal punto di vista amministrativo, appartiene alla provincia di Belluno, mentre dal punto di vista ecclesiastico, alla Diocesi di Vittorio Veneto, come le vicine parrocchie di Mel e Lentiai. I suoi confini sono delimitati da fiumi e da monti, elementi della natura che in passato giocavano un ruolo fondamentale nella definizione dei rapporti tra l’ambiente e l’uomo: a nord-est il torrente Limana costituisce il confine con il comune omonimo, quello occidentale è segnato dal torrente Ardo e dal comune di Mel, a nord-ovest il confine con il comune di Sedico è delimitato dal fiume Piave, infine a sud-est il passo San Boldo, che ha sempre rappresentato un punto strategico di passaggio tra la vallata bellunese ed i territori trevigiani. Il toponimo Trichiana, documentato nell’anno 1172 come Terkeana, nel 1237 come Tricana e nel 1286 come Trichiana, secondo il glottologo G. B. Pellegrini presenta la struttura di un prediale (nome del proprietario del fondo) col suffisso –ana; potrebbe derivare dal nome latino Tarquius oppure dal personale celtico Tricco, Triccus. Risulta difficile, dal punto di vista fonetico, la derivazione da Tecliana da Santa Tecla.

Le origini
Le testimonianze più antiche della frequentazione umana in epoca preistorica nel territorio di Trichiana risalgono al periodo Mesolitico (10.000-5.000 a.C.) e si riferiscono ai ritrovamenti di Pian Grande di Nareon, frutto di una ricerca di superficie, partita dalla segnalazione casuale di un pugnale di selce, durante l’aratura di un campo. L’analisi dei reperti rinvenuti (lame, grattatoi, raschiatoi, schegge, bulini, frammenti di ceramica vascolare) porta a ritenere che gli insediamenti umani si siano succeduti in vari momenti preistorici dal Mesolitico (10.000 a.C.) alla fine dell’età del Bronzo (1.000 a.C.). In particolare il ritrovamento di alcuni elementi di falcetto, cioè di lame di selce lavorate per essere inserite in un’armatura a forma di falcetto, testimoniano che la zona di Nareon, nel neo-eneolitico e nell’età del Bronzo, era abitata da popolazioni dedite alla pratica dell’agricoltura, coltivando forse cereali come frumento, orzo e miglio. Al Mesolitico recente (6.000-5.500 a.C.) si fa invece risalire il sito di Col de Varda presso S. Antonio di Tortal, raccordandolo, in base alle tipologie litiche a forma trapezoidale, ai siti della fascia collinare prealpina più che a quelli di alta montagna. Lo studio di questo ritrovamento risulta particolarmente interessante per la formulazione di ipotesi sulle direttrici dei passaggi delle popolazioni: l’ubicazione strategica e panoramica del sito di Col de Varda potrebbe quindi suggerire la presenza già in epoca mesolitica del Passo di S. Boldo. Un’altra importante traccia del passaggio dell’uomo nel territorio di Trichiana è una grande chiave rituale in bronzo (oggi conservata presso il Museo civico di Belluno), ritrovata nel monte Nenz nei pressi di Noal, attribuibile cronologicamente all’età del Ferro (seconda metà VII sec. a.C.) e culturalmente alla civiltà di Hallstatt (Austria). Le caratteristiche del manufatto e la zona di rinvenimento fanno pensare che il monte Nenz si possa considerare un luogo sacro o un santuario e che la chiave avesse una funzione rituale ed una valenza magico-religiosa. Anche questo ritrovamento ricopre un ruolo importante nella definizione dei possibili assi di comunicazione viaria, collocando la Val Belluna in una posizione di raccordo tra il mondo centroeuropeo e la pianura veneta.

La dominazione romana
La romanizzazione dei territori bellunesi fu graduale e pacifica: i Romani fondarono città, realizzarono grandi strade, organizzarono il territorio e portarono le loro leggi, la loro lingua e la loro cultura. Nel corso del I sec. a.C. fu attuata l’organizzazione politico-amministrativa del territorio; secondo la datazione tradizionale, tra il 49 e il 42 a.C., Belluno e Feltre divennero Municipi romani, dotati di propria struttura amministrativa, governati con propri magistrati ed incorporati nella cittadinanza romana. Nell’attuale provincia di Belluno si costituirono tre distinte giurisdizioni: Belluno, Feltre e Cadore. Le testimonianze archeologiche, epigrafiche e toponomastiche ci permettono di inquadrare il nostro territorio in età romana. All’interno della scomparsa chiesa di S. Tecla, venne trovata un’urna cineraria romana, databile al sec. I d.C., oggi conservata nel palazzo comunale di Trichiana. Dall’iscrizione che porta si desume che fu dedicata da Precellia Procura al marito Caio Durenio Secondo, domiciliato ad Oderzo, dove aveva ricoperto tutte le cariche amministrative. La precisazione dell’origine del defunto, sembra escludere che Trichiana facesse parte del Municipio di Opitergium, come si riteneva, mentre è più probabile che appartenesse alla giurisdizione di Belluno. Informazioni di grande interesse in merito alla circolazione monetaria ci sono fornite dai ritrovamenti di monete nel nostro territorio: nel 1912 è stata rinvenuta al Passo di S. Boldo una moneta di un Tolomeo, nel 1944-45 fu ritrovata nella ghiaia del torrente Limana una moneta punica (databile 330-310 a.C.) usata forse per il pagamento di un mercenario celtico durante la spedizione annibalica, infine nel 1967 fu scoperto un ripostiglio di 42 denari d’argento databili al III sec. d.C. risalenti agli imperatori Domiziano, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marc’Aurelio, Commodo, Settimio Severo ed altri; si ipotizza che si tratti di una tesaurizzazione delle vecchie monete, più preziose, in conseguenza dell’introduzione di una nuova moneta. La romanizzazione è stata accompagnata anche dalla centuriazione, la pianificazione agraria del territorio con la conseguente messa a coltura di nuove terre assegnate a proprietari indigeni o romani. Nel nostro comune si ritrovano diversi toponimi prediali, che prendono cioè il nome dai primi assegnatari dei poderi, testimoniando quindi la presenza di insediamenti stabili in età romana, dediti alla coltivazione diretta e all’allevamento per il consumo locale: primo tra tutti Trichiana, dal gentilizio Tarquius, ma anche Cavassico da Capatius o Cavasius, Carfagnoi da Carfanius, e forse Frontin da Frontinus. Altre tracce della centuriazione romana si possono ritrovare nei cippi di pietra, usati come segni di confine, che si sono conservati fino nostri giorni: nel comune di Trichiana sono stati rinvenuti a Col di Frontin, Cavassico Inferiore, Villanova.

Il medioevo
Le vicende medievali sono legate all’antico castello di Casteldardo di cui non si conosce né l’origine né l’ubicazione; secondo il Piloni si trovava su un alto dirupo a picco sul torrente Ardo. Oggi non esistono nemmeno i ruderi del castello la cui distruzione avvenne sul finire del sec. XII (1193-96), durante una battaglia tra Bellunesi, guidati dal vescovo-conte Gerardo de Taccoli, e Trevigiani per i possedimenti del contado di Zumelle. La distruzione di Casteldardo riveste importanza anche per la storia della letteratura italiana: infatti la vicenda fu raccontata in quello che viene chiamato “ritmo bellunese”; si tratta di 4 versi, arrivati a noi in diverse versioni, in cui il cronista abbandona il latino per il volgare e che rappresenta uno dei primi documenti in lingua volgare. Questo è il testo tramandato dallo storico Giorgio Piloni: De Casteldart hauì li nostri bona part, i lo zetto tutto intro lo flume D’Art; E sex Caualier di Taruis li plui fer, Con se duse i nostri presoner. Le fonti più attendibili attestano alla fine del sec. XII la fondazione del Comune di Belluno e nel contempo si definivano anche i confini del suo distretto, che arrivava, nella zona bassa, fino alla Pieve di S. Felice (Trichiana). Nei secoli successivi e fino alla dedizione a Venezia nel territorio bellunese si alternarono al potere diverse signorie: Caminesi, Scaligeri, Carraresi, Visconti. Dal punto di vista organizzativo le società contadine si riunirono nelle cosiddette “Regole”: i capifamiglia che risiedevano nel territorio si radunavano in assemblea per nominare i propri rappresentanti e ufficiali, definire il proprio statuto (detto nel bellunese “Carta di Regola”) e per prendere le opportune decisioni alla pacifica convivenza. Nel 1424 si riunirono i regolieri dei villaggi della Pieve di S. Felice: Pialdier, Cavassico, Trichiana, Casteldardo, Carfagnoi, Frontin, Morgan, per stabilire delle norme di carattere civile ed amministrativo, con l’obiettivo di regolamentare i rapporti tra le varie famiglie. In seguito anche i villaggi sentirono la necessità di definire un proprio statuto: si conservano i manoscritti, presso l’Archivio Notarile di Belluno, della “carta di Regola” della Villa di Cavassico del 1577 e della Villa di Pialdier del 1601.

Il dominio veneziano
Il sec. XV iniziò con il passaggio di Belluno e del suo territorio dalla signoria dei Visconti, Duchi di Milano, al dominio della Serenissima; la prima dedizione di Belluno a Venezia avvenne nel 1404, poi, dopo un breve dominio dell’Imperatore Sigismondo, re d’Ungheria, nel 1420 il Bellunese ritornò sotto la dominazione veneziana fino al 1797. Dopo le tumultuose vicende del tardo medioevo, questo fu un periodo in cui, sotto la protezione delle “ali della Serenissima”, ritornarono la pace e la prosperità: furono nominati nuovi organi per il governo dei territori occupati. La massima autorità, che rappresentava la sovranità di Venezia, era il Rettore, che a Belluno ricopriva le cariche di Podestà e Capitanio e che governava il territorio bellunese. La Serenissima inoltre, almeno formalmente, concesse il mantenimento ed il rispetto degli statuti locali e della situazione politica ed amministrativa dei territori occupati.

Le vicende dell’Ottocento
All’inizio dell’Ottocento l’organizzazione amministrativa del territorio fu regolamentata prima dal governo napoleonico e poi da quello austriaco. Il Decreto Napoleonico n. 283, del 22 dicembre del 1807, stabilì l’organizzazione dei diversi Comuni all’interno del Dipartimento della Piave: il comune di Trichiana, appartenente al Distretto ed al Cantone di Belluno, fu suddiviso in frazioni: Carfagnolo, Cavassico, Confos, Morgan con Tortal e Frontin, Pialdier. Il Congresso di Vienna (1815) decretò in seguito la formazione del Regno Lombardo-Veneto: il Veneto fu diviso in sette province e queste in distretti; la Provincia di Belluno venne divisa in otto distretti, tra cui quello di Mel, che comprendeva l’amministrazione anche di Trichiana e di Cesana con Lentiai. Nel 1866 con l’annessione del Veneto al Regno d’Italia terminò anche il potere esercitato dagli austriaci sul nostro territorio.

Le due guerre
Nel 1915 l’Italia entrò in guerra contro l’Austria e le ripercussioni si sentirono anche nel nostro comune; ma il periodo più difficile fu quello dell’invasione, seguita alla disfatta di Caporetto: nel novembre del 1917 le truppe austriache arrivarono a Trichiana, saccheggiando le ville, depredando le abitazioni, occupando e profanando le chiese, spogliando i negozi, requisendo il bestiame, distruggendo ed asportando le biblioteche e le opere d’arte conservate nelle ville. Soltanto nell’autunno del 1918 arrivò la liberazione e quel terribile anno sarà ricordato come “l’anno della fame”. Nel 1930 venne inaugurato il ponte di S. Felice, segnando la fine dell’antica “barca” che, fin da tempi antichi, consentiva ai viandanti di attraversare il Piave e rappresentava la via più breve percorsa da mercanti e pellegrini che, provenienti dalla pianura veneta e attraversato il passo di S. Boldo, dovevano dirigersi verso nord attraverso l’Agordino. Il settembre del 1943 segna l’armistizio con gli Alleati e l’annessione della Provincia di Belluno al Terzo Reich, con il conseguente tentativo tedesco di instaurare una nuova organizzazione nei territori occupati. In questo clima nasce la Resistenza fondata sugli ideali di libertà dagli oppressori per raggiungere l’unità e l’indipendenza dell’Italia. Non si può dimenticare il contributo di sangue e dolore pagato dalla gente di Trichiana per fornire il proprio apporto alla causa nazionale: giustiziati, deportati nei campi di concentramento, case saccheggiate e bruciate. A ricordo del sacrificio dei trichianesi in nome della Resistenza, nel 1975 vennero consegnate dall’on. Sandro Pertini le Medaglie d’Argento ai quattro fratelli Schiocchet, mentre nel 1987 venne attribuita al comune di Trichiana la medaglia di Bronzo al Valore Militare. Nella storia del nostro paese, come in quella di molti altri delle vallate bellunesi, il fenomeno dell’emigrazione riveste un ruolo importante e rappresenta un fenomeno diffuso nella maggior parte delle famiglie, che ha segnato profondamente la nostra gente. Iniziato già verso la metà del sec. XIX con l’arruolamento di manodopera nei lavori stradali e ferroviari dell’Impero Austro-Ungarico, si protrarrà fino al secondo dopoguerra con l’emigrazione nella vicina Svizzera ed in altri paesi europei. L’emigrazione poteva essere stagionale, legata cioè ad un trasferimento temporaneo o definitiva, che prevedeva la partenza, spesso di tutta la famiglia, verso mete lontane, ad esempio l’America, in ogni caso costretti dalla situazione di povertà in cui vivevano, a cercare fortuna e nuove prospettive di vita per il futuro. Alcune tipologie di emigrazione furono: il lavoro in miniera, la costruzione di gallerie, l’edilizia, i lavori agricoli, il baliatico, il servizio presso le famiglie.

Riferimenti bibliografici

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