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Comunicato

Comunicato

Comune:

Trichiana

Data:

18/11/2013 19:51

Oggetto:

Cinématographe Trichiana seconda edizione: torna alla grande il Cineforum del gruppo TYPE
Dal 22 novembre al 17 gennaio, nella Biblioteca civica di Trichiana, alle 20.30, 6 film che sapranno appassionare il pubblico

Descrizione:

Riparte venerdì 22 novembre, alle 20.30, nella Biblioteca civica di Trichiana, il Cineforum organizzato dal gruppo Trichiana Young People. Dopo la fortunata edizione primaverile e la mini serie estiva, ora si riparte con una serie completa di sei film: primo appuntamento, venerdì 22 novembre, con Il Grinta, di Joel e Ethan Coen; sabato 7 dicembre verrà proiettato Supersize me, di Morgan Spurlock; venerdì 20 dicembre, atmosfera non proprio natalizia, con Psycho, di Alfred Hitchcock; sabato 28 dicembre sarà la volta di Fantastic Mister Fox, di Wes Anderson; venerdì 3 gennaio, proiezione de L’onda, di Dennis Gansel; venerdì 17 gennaio, ultimo appuntamento con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Elio Petri.

“Ripartiamo” commenta Sebastiano De Bona, per il gruppo TYPe “con grande entusiasmo, con questa seconda edizione del Cinématographe Trichiana. La formula rimane sempre la stessa: ingresso libero, buffet in compagnia e, soprattutto, il piacere di accompagnare il pubblico alla scoperta del grande Cinema.

La proposta di quest’anno parte da informazioni raccolte con un questionario somministrato ai partecipanti delle precedenti edizioni, che ha confermato il gradimento della modalità dell’introduzione preparatoria al film e del dibattito finale. Ci è stato chiesto di avvicinarci ad alcuni generi specifici, quali il western, il documentario e il film d’autore; inoltre, è stata espressa la richiesta di approfondire le tecniche cinematografiche. Per questo, inizieremo con un western moderno dei fratelli Coen, che rivisita lo schema del genere più classico, proporremo poi un documentario ancora molto attuale, con Supersize me. Parleremo di tecniche cinematografiche scomodando il grande maestro Hitchcock e il suo Psycho. Ci sarà poi una leggera serata natalizia, il 28 dicembre, dedicata ai più piccoli, col film d’animazione Fantastic Mister Fox. Infine, i due ultimi film di gennaio saranno collegati tra loro, a sondare le strette, pericolose relazioni tra potere e comunicazione di massa”.

“Ci auguriamo così – conclude Sebastiano – di riuscire a coinvolgere ancora di più le persone in questa esperienza che ha davvero incontrato il gradimento di chi ha partecipato alle precedenti edizioni”.

“Il Cineforum del TYPE – commenta il Sindaco del Comune di Trichiana, Giorgio Cavallet – sta diventando, fortunatamente, un appuntamento ricorrente, a Trichiana. Ringrazio il gruppo e la Biblioteca civica, per questa iniziativa, patrocinata dal Comune di Trichiana: il lavoro di chi organizza proposte costruttive per la comunità è un lavoro prezioso, che dà risalto alle singole capacità e competenze degli organizzatori, e le trasforma in risorse a servizio di chi abbia voglia di impiegare il tempo libero in attività piacevoli e culturalmente arricchenti. L’invito dell’Amministrazione è a partecipare, sia per dare soddisfazione a questi giovani preparati, sia per trascorrere delle serate dedicate alla cultura e alla condivisione di una piacevole conversazione”.

Il primo film in programma per venerdì 22 novembre, alle ore 20.30, è Il Grinta, con un tuffo nel grande Cinema Western rivisitato dal genio dei fratelli Coen (2010).

Il Grinta - “Mattie Ross è una quattordicenne fermamente intenzionata a portare dinanzi al giudice, perché venga condannato alla pena capitale, Tom Chaney l'uomo che ha brutalmente assassinato suo padre. Per far ciò ingaggia lo sceriffo Rooster Cogburn non più giovane e alcolizzato ma ritenuto da tutti un uomo duro. Cogburn non vuole la ragazzina tra i piedi ma lei gli si impone. Così come, in un certo qual modo, gli verrà imposta la presenza del ranger texano LaBoeuf. I tre si mettono sulle tracce di Chaney che, nel frattempo, si è unito a una pericolosa banda.

"I malvagi fuggono quando nessuno li insegue". Con questo passo dal Libro dei Proverbi si apre il film che rappresenta l'ennesima sfida dei Coen. Questa volta i due registi decidono di confrontarsi al contempo con un genere che hanno (seppure a modo loro) già esplorato (il western) e con un'icona del cinema di nome John Wayne. Non era un'impresa facile realizzare un remake del film di Henry Hathaway che fece vincere l'Oscar al suo protagonista. Ma, come sempre, i Coen riescono a costruire un'opera totalmente personale pur rispettando (più dell'originale) lo spirito del romanzo di Charles Portis a cui la sceneggiatura si ispira.

Già la citazione biblica ne è un segno. Mattie è spinta a cercare giustizia da un carattere assolutamente determinato e lontano dall'iconografia della donna del West (Calamity Jane, Vienna/Joan Crawford e pochi altri esempi a parte) ma anche da un fondamentalismo che ha radici religiose. I Coen eliminano visivamente il prologo proponendo la vicenda come un flashback della memoria della donna Mattie. Una donna divenuta troppo precocemente tale perché nata in un mondo in cui dominano l'ignoranza ("Mia madre sa a malapena fare lo spelling della parola cat") e la morte.

È un film sul distacco, sulla perdita, sulla separazione Il Grinta. Mattie non bacerà il cadavere del padre (per quanto sollecitata) ma assisterà all'impiccagione di tre condannati due dei quali potranno esprimere il loro pentimento o la loro rabbia. Il terzo non potrà farlo: è un nativo pellerossa. La stessa Mattie però dormirà nella stanza mortuaria accanto ai cadaveri degli impiccati. Da quel momento avrà inizio un lungo percorso in cui Rooster Cogburn, detto Il Grinta, sarà una sorta di disincantato ma al contempo dolente Virgilio pronto a raccontare di sé e del suo confronto quotidiano con una morte inferta o subita. Mattie lo vedrà per la prima volta non mentre arriva in città con i malfattori catturati (come nel film del 1969) ma emergere progressivamente alla visione mentre in tribunale gli viene chiesto conto degli omicidi (a favore della Legge certo ma sempre omicidi) compiuti. Jeff Bridges è perfetto nel rendere quasi tangibile questa figura di uomo della frontiera cinematograficamente in bilico tra la classicità e lo spaghetti-western.

Si lascia The Duke Wayne alle spalle e affronta un viaggio in un genere destinato a proporre, incontro dopo incontro e scontro dopo scontro, una riflessione su un modo di concepire il confronto sociale non poi troppo distante da quello in atto in questi nostri difficili tempi. Perché, non dimentichiamolo, anche il più apparentemente astratto film dei Coen morde sempre (e con grande lucidità) sul presente.”. (fonte: www.mymovies.it)

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