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Arte e Cultura

VILLE
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 Villa Montalban (foto dario Tonet) 





Villa Montalban - loc. Pialdier. Inglobata nel centro abitato di Pialdier, in passato doveva avere una sua morfologia, autonoma dall’attuale contesto edificato. Risale al sec. XVIII. 

Villa Piloni - Casteldardo (foto Dario Tonet)

 

 

Villa Piloni - loc. Casteldardo. Eretta da Odorico Piloni alla fine del sec. XVI, l’aspetto attuale si deve al vasto intervento di restauro del sec. XVIII. Si trova in uno dei paesaggi naturalistici più belli della zona.

 Villa Agosti (foto Dario Tonet)Villa Agosti - loc. Villanova. Costruzione ottocentesca appartenuta alla nobile famiglia Agosti, è oggi proprietà del Comune di Trichiana che l'ha adibita a Casa di soggiorno per anziani.

Villa Alpago NovelloVilla Alpago Novello - loc. Frontin sec. XVIII con integrazioni dei secc. XIX e XX. Lo schema della casa non è quello titpico della villa, presentando due ingressi laterali e due scale. L'invasione austriaca devastò completamente gli interni.

Villa Piloni - loc. Carfagnoi. Risale al sec. XVII, residenza di un ramo della famiglia Piloni o, più probabilmete, dipendenza ad uso agricolo o casa di caccia. Di linea molto semplice, l'aspetto originario è stato modificato da successive trasformazioni.

GIRO DELLE VILLE

In mountain bike
L' Anello delle ville è un percorso di Km 11,5 per ammirare alcune delle più belle ville antiche del nostro territorio. Si parte in Piazza Merlin e, dopo aver attraversato il Parco Lotto e il torrente Tuora, si arriva a Villanova dove si può osservare Villa Agosti. Si prosegue verso Frontin per villa Alpago Novello e poi si continua per Carfagnoi, nel cui centro si trova Villa Piloni. Si prosegue per Saccon, Cavassico Sup. e Cavassico Inf., S. Felice e dopo aver attraversato la strada statale, si guada il torrente Tuora e si prosegue verso Pialdier (Villa Montalban).

In automobile
L’itinerario automobilistico comincia in loc. Pialdier, per visitare Villa Montalban. Lasciato Pialdier e tornati nella piazza principale di Trichiana, si raggiunge loc. Casteldardo per l’imponente Villa Piloni. Si prosegue sulla strada per il passo S. Boldo e si seguono le indicazioni per Frontin: si devia per loc. Villanova per visitare Villa Agosti. Tornati sulla strada per Frontin, ci si ferma davanti a Villa Alpago Novello. Quindi si prosegue per Carfagnoi per Villa Piloni.

riferimenti bibliografici
Conte P. (a cura di), Chiovaro S., Le ville nel paesaggio prealpino della Provincia di Belluno, Charta, 1997
Alpago Novello Adriano, Ville della Provincia di Belluno, 1968

CHIESE E CHIESETTE
a cura di Monica Frapporti

L’antica pieve di S. FeliceChiesa parrocchiale
La parrocchia di Trichiana, anticamente chiamata col titolo di pieve di S. Felice di Castrodardo, in ricordo della primitiva parrocchiale dedicata a S. Felice e dell’antico castello ubicato in prossimità del torrente Ardo, fu fondata probabilmente in seguito alle predicazioni dei primi cristiani in Val Belluna.

Forse il documento più antico, in cui viene nominata per la prima volta la Pieve di S. Felice, è un codice pergamenaceo del 1204 contenente l’inventario dei possedimenti rivendicati dal comune di Treviso nei territori della Sinistra Piave. La parrocchia di Trichiana, come quelle limitrofe di Mel e Lentiai, appartiene fin dal Medioevo alla diocesi di Ceneda, oggi Vittorio Veneto, anche se non ci sono documenti che attestino con certezza come sia avvenuto il passaggio.

Le due Chiese Parrocchiali: S. Maria e S. Felice
La prima attestazione relativa all’antico oratorio di S. Maria, che alla fine del Settecento fu demolito per lasciar posto all’attuale chiesa parrocchiale, risale a prima del ‘400.
Fino a quando non si decise di costruire la nuova chiesa parrocchiale, nella Pieve di S. Felice esistevano due chiese parrocchiali. L’antica parrocchiale, dedicata a S. Felice, era situata in un luogo particolarmente importante e strategico, non molto lontano dal fiume Piave, dove esisteva un traghetto, per il trasporto di cose e persone, sotto la giurisdizione del Maggiore Consiglio di Belluno. Questa primitiva chiesa è considerata una delle più antiche della Valbelluna, eretta in periodo altomedievale.

La seconda parrocchiale, intitolata a S. Maria, si trovava nella villa di Trichiana e presto diventò la chiesa principale della parrocchia, poi trasformata nell’attuale Arcipretale in quanto, con il modificarsi della viabilità antica e degli insediamenti umani, la vita della comunità si allontanò dal corso del fiume Piave e si stanziò più a monte, presso l’attuale capoluogo.

La nuova chiesa di S. Maria Assunta e di S. Felice Martire
Il progetto della nuova chiesa parrocchiale prevedeva la costruzione dell’edificio al posto dell’antico oratorio di S. Maria divenuto insufficiente ad accogliere tutti i fedeli. La nuova chiesa parrocchiale fu benedetta il 26 luglio 1789  e il  25 settembre 1825 la nuova chiesa, ormai ultimata, ricevette la consacrazione dal Vescovo di Ceneda Mons. Jacopo Monico, assumendo il titolo dell’oratorio demolito e dell’antica parrocchiale, S. Maria e S. Felice Martire.

Le chiesette frazionali
Accanto alla chiesa parrocchiale, nelle varie frazioni della Pieve, furono costruite molte chiesette rurali, alcune delle quali ancor oggi si possono ammirare.

S. Andrea  (Cavassico inferiore) chiesetta di S. Croce - Pialdier (foto C. Rossi)
S. Antonio abate (S. Antonio di Tortal)
S. Boldo (S. Boldo)
Cappella presso Asilo infantile (Trichiana)
Cappella presso la Casa di Riposo (Villanova)
S. Croce - S. Barbara (Pialdier)
S. Donato - Madonna di Loreto (Cavassico superiore)
S. Felice (S. Felice)
S. Giacomo (Casteldardo)
S. Giuseppe, in rovina (Trichiana)
Immacolata Concezione (Niccia)
S. Isidoro (Nate)
S. Lucia  (Saccon)
S. Marco (Carfagnoi)
B. V. delle Grazie  (Villanova)
S. Martino (Morgan)
S. Tiziano (Frontin)

Le più antiche sono: S. Felice, prima attestazione del 1204, ma considerata ben precedente anche per un frammento di pietra d’altare del sec. VI;  S. Antonio, consacrata nel 1345 come ricordato dall’epigrafe conservata in chiesa, rimaneggiata nel corso dei secoli e diventata parrocchiale nel 1938; S. Martino e di S. Tiziano citate in un documento del 1444, situate nelle frazioni di Morgan e Frontin. .

Alcune opere della chiesa arcipretale
. Statua di marmo di S. Ignazio di Loyola: di autore ignoto di ambito veneto, datata 1728, proveniente dalla chiesa del Collegio dei Gesuiti di Belluno, soppresso alla fine del Settecento.
. Affreschi di Lino Dinetto rappresentanti l’Adorazione dei Magi, il Calvario, la Deposizione dalla Croce ed il Battesimo di Cristo realizzati nel 1949.
. Affreschi della volta della navata, la Gloria della Vergine e di S. Felice in cielo e Le quattro virtù cardinali, primo decennio sec. XIX, attribuiti a Giambattista Canal.
. Affreschi dei santi titolari delle chiesette frazionali, realizzati nel 1853 da Giambattista Feltrin, pittore bellunese allievo di Giovanni De Min.
. Pala d’altare di Giovanni da Mel, che raffigura la Madonna con Bambino tra San Tiziano Vescovo, San Bernardino da Siena , San Rocco e San Sebastiano, datata 1543.
. Altre due pale d’altare di autore ignoto di ambito veneto, sec. XVIII,  Madonna con San Giovanni Battista e un Santo Vescovo, Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Rosa.
. Statue lignee raffiguranti la Madonna del Rosario (1896) e S. Antonio di Padova (1910), realizzate da Raffaele Piazza, allievo del noto scultore Valentino Panciera Besarel.
. Pala d’altare della Madonna con i SS. Pietro e Paolo di Antonio Federici (sec. XIX).
. Arredi lignei del coro in noce scolpito e sagomato, realizzati nella prima metà del sec. XIX su progetto dell’architetto Giuseppe Segusini.
. Corona pensile, collocata sopra l’altare maggiore, in legno dorato (fine sec. XIX).
. Fonte battesimale in marmo, con copertura in legno scolpito e dipinto, realizzata dall’artigiano tagliapietra di Mel Lorenzo Brisighella (fine sec. XVI).

Alcune opere delle chiesette frazionali
. S. Croce - S. Barbara (Pialdier): ciclo di affreschi attribuiti a Paris Bordon del sec. XVI
. S. Tiziano (Frontin): dipinto di Giovanni da Mel (sec. XVI) proveniente dalla demolita chiesa di S. Tecla, che raffigura la Madonna con il Bambino tra S. Tiziano Vescovo e un santo martire; ciclo di affreschi che raccontano episodi della vita di S. Tiziano Vescovo (sec. XVI).
. S. Martino (Morgan): altare ligneo secentesco con pala rappresentante S. Martino, di autore ignoto; lacerti di affreschi.
. S. Donato (Cavassico Superiore): altare ligneo scolpito e dorato, che incornicia un trittico del sec. XVII. La chiesa di S. Donato si trovava anticamente a Cavassico Inferiore, non molto lontano da quella di S. Andrea, dove oggi esiste in ricordo un capitello. Nell’agosto del 1834 un violento nubifragio fece crollare il campanile sul tetto della chiesa; fu deciso quindi di costruirne un’altra con lo stesso titolo a Cavassico Superiore.
. S. Andrea (Cavassico Inferiore): altare ligneo riccamente scolpito e dorato con statua lignea raffigurante il santo titolare (sec. XVII).


PASSO SAN BOLDO
Fin dai tempi antichi il passo di San Boldo ha rappresentato un’importante via di comunicazione tra la Val Belluna e l’area trevigiana; spesso i bellunesi, soprattutto della Sinistra Piave, che dovevano recarsi in pianura preferivano attraversare il San Boldo, ma anche gli agordini, superato il Piave alla barca di San Felice, percorrevano il passo per recarsi nel Trevigiano, ed infine gli zattieri, dopo aver condotto le zattere con il legname a Venezia, utilizzavano il valico per ritornare nel territorio bellunese. A testimonianza di questo si ritrova la presenza del toponimo troi dei zater nei pressi di S. Antonio di Tortal.

Oggi ci può sembrare una zona isolata e poco importante, invece nel Medioevo era considerata strategica: sede di una delle mude (dogane) del distretto di Belluno, dove avveniva il pagamento dei dazi sulle merci di passaggio (vino, biade, frutta, sale) e postazione di custodia e sorveglianza, in quanto zona di confine. Gli statuti di Belluno del 1392, che contenevano alcune disposizioni riguardanti il pagamento dei dazi alla muda di San Boldo, stabilivano le modalità, le tariffe e le sanzioni nel caso di trasgressione.

Quando, nel 1420, la Serenissima Repubblica di Venezia estese il suo dominio nel bellunese, il San Boldo divenne inutile dal punto di vista militare, ma mantenne la sua importanza logistica, soprattutto come sede di muda. Fu fatta distruggere la torre di San Boldo, esistente già nel 1372, e utilizzata dalle Signorie (Carrara, Visconti) che avevano la giurisdizione di Belluno, a custodia e difesa dei loro territori.

Nel 1428 la Comunità di Belluno acquistò una casa a San Boldo e concesse ai migliori offerenti l’appalto della muda. Intorno alla metà del ‘400 i valmarenesi ed i bellunesi pensarono di migliorare l’angusta mulattiera che collegava i loro territori, ma queste istanze furono respinte da Venezia per non danneggiare i passaggi ed i dazi di Conegliano, Serravalle e Capo di Ponte (Ponte nelle Alpi).
Si dovrà aspettare il secolo scorso, quando nei famosi 100 giorni (da febbraio a giugno del 1918) gli austriaci fecero realizzare la strada carreggiabile che ancor oggi percorriamo.
 

Riferimenti bibliografici 
A. Alpago-Novello (a cura di), Chiese e cappelle rurali nella Valbelluna, Neri Pozza Editore, 2000.
L. Alpago-Novello, San Boldo, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, n. 78, a. XIV, 1942 e seguenti.
E. Bacchetti, Belluno. Statuti del 1392, testi scelti, tradotti e annotati da Enrico Bacchetti, 2005.
C. Comel, Le pievi di Lentiai, Mel e Trichiana: scorci di vita religiosa nell’alta diocesi di Ceneda agli inizi del Cinquecento, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, n. 301, a. LXVIII, 1997, p. 215-239.
T. Conte, La pittura del cinquecento in Provincia di Belluno, Amministrazione provinciale di Belluno, 1998.
M. Frapporti, D. Vignaga, La Chiesa Arcipretale di Santa Maria Assunta e di San Felice Martire a Trichiana, Parrocchia di Trichiana, 2006.
M. Rech, 1918 La Tovena – Trichiana – Straβe Il San Boldo, DBS, 1998.
G. Tomasi, La Diocesi di Ceneda. Chiese e uomini dalle origini al 1586, 2 voll., Vittorio Veneto, 1998.

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